Corrado Facco (Il Tarì): “Digitalizzate e plurisensoriali le gioiellerie ancora centrali per il settore”

22/062020

Nello specifico del comparto orafo-argentiero-gioielliero, un’indagine sulle principali evidenze relative all’impatto dell’emergenza sanitaria sul settore nel primo trimestre 2020 realizzata per Federorafi dal Centro Studi di Confindustria Moda, il 53% delle aziende orafe rispondenti ha accusato un calo del fatturato compreso tra il -20% e il -50%; il 29% ha registrato una flessione superiore al -50% e la flessione media del fatturato è stata pari a un -42,6% rispetto al medesimo periodo del 2019, con un calo degli ordinativi del 43% rispetto all’anno precedente.
 
Tuttavia, secondo Corrado Facco, l’attuale Amministratore Delegato del centro orafo il Tarì di Marcianise (CE) ed ex Direttore Generale del salone VicenzaOro, il coronavirus non farà scomparire le gioiellerie, ma ne accelererà la mutazione, perché solo quelle che daranno maggiore accesso a funzioni omnicanale e sapranno coinvolgere a livello sensoriale i clienti potranno ricoprire un ruolo centrale in un sistema distributivo sempre più ibrido come quello odierno. In una conversazione con Fashion Network, questo esperto conoscitore del settore, nel quale si muove da più di 20 anni, sostiene che per le aziende orafe si profila “una prova durissima di capacità di resistenza” nei prossimi mesi.

FashionNetwork.com: Come cambierà secondo lei l’universo delle gioiellerie nel post-Covid? Tenderanno a scomparire o cambieranno pelle?
Corrado Facco: Le gioiellerie rappresentano storicamente i terminali naturali della componente offline della distribuzione del settore oro e gioiello. Peraltro, già da qualche anno stavamo assistendo ad una fase di cambiamento. Mentre prima, infatti, il consumatore si rivolgeva al retail tradizionale, monomarca o plurimarca, ora può effettuare le sue scelte e i suoi acquisti attraverso canali distributivi molto differenziati, sia digitali che tradizionali. È chiaro a tutti come il “cigno nero” generato dalla drammatica pandemia di Covid-19 potrebbe accelerare questo cambiamento di abitudini del consumatore, non solo perché sia prevedibile una forte contrazione delle sue capacità di spesa nel settore lusso, ma anche perché la dimensione digitale vissuta durante il lockdown planetario accelererà la richiesta di accesso all’omnicanalità.
In questa nuova dimensione distributiva ibrida, io sono convinto che le gioiellerie ricopriranno ancora un ruolo centrale per il settore laddove sapranno sempre più coniugare fisico e digitale e rappresentare un luogo di esperienza di acquisto vera e plurisensoriale per il consumatore evoluto. Gioielli e orologi non sono commodites, non appartengono alla dimensione del fast, ma a quella dello slow, quindi ora richiedono negozi capaci di offrire coinvolgimento ed immersività, oltrechè – ma è ovvio – un nuovo concetto di servizio.

FNW: Quali conseguenze sta subendo il mondo produttivo-distributivo orafo-argentiero da questa crisi? Come è andato il primo trimestre 2020 per le aziende orafe italiane?
CF: Questa crisi sta ponendo il sistema delle imprese del settore orafo–argentiero, siano esse appartenenti alla produzione che alla distribuzione, di fronte ad una prova durissima di capacità di resistenza. Il crollo verticale della domanda, in Italia e all’estero, la chiusura dei punti vendita, a cui si è aggiunto anche il rialzo del valore dell’oro, ha richiesto alle imprese un veloce adattamento alle nuove condizioni. Le conseguenze più immediate sono ovviamente quelle correlate alla dimensione economico–finanziaria delle imprese, aggravata da una forte incertezza sui tempi e modalità di ripresa del mercato domestico ed internazionale. 
Il vero problema non è rappresentato dall’andamento negativo del primo trimestre, fortemente condizionato dalla diffusione velocissima del virus nei mesi di febbraio e marzo (per quanto ovviamente importante), ma dalla capacità o possibilità di fare previsioni corrette circa la fase della ripartenza, al fine di farsi trovare preparati e con il giusto assetto aziendale.

FNW: Se non vi sarà una recrudescenza del virus, in quanto tempo stima che si possa tornare ad una certa normalità?
CF: Purtroppo, temo che l’anno 2020 rappresenti un periodo di transizione molto complesso e che si potrà tornare ad una certa normalità solo quando sarà stato prodotto il vaccino anti Covid-19 e distribuito ad una componente numericamente importante della umanità. Fino a quel momento, tutti le stime e gli indicatori più qualificati ci dicono che la navigazione dovrà essere a vista, con tutte le conseguenze di carattere economico, sociale e di stile di vita. Gli analisti più autorevoli ci dicono che, con molta probabilità, dalla metà del 2021 potremmo forse cominciare a riveder le stelle. Ma il recupero dei volumi di vendita pre-Covid non può avere una data certa, ad oggi. 

FNW: Le incognite che ancora pesano su spostamenti, assembramenti e distanziamenti delle persone quali contraccolpi causeranno al sistema fieristico internazionale?
CF: Il sistema fieristico è uno strumento di politica industriale in quei Paesi che, come il nostro, sono basati sulla trasformazione di materie prime, sulla manifattura, su servizi di qualità e sull’export. È chiaro, quindi, come il lockdown, prima, e le nuove regole di distanziamento sociale, poi, abbiano generato un danno gravissimo agli organizzatori di eventi e manifestazioni, ma anche ai loro Clienti, rappresentati dalle filiere produttive protagoniste di quegli appuntamenti.
Il sistema fieristico più evoluto ha però saputo reagire con molta prontezza, definendo protocolli molto articolati in grado di garantire lo svolgimento in sicurezza di fiere e congressi. 
Le incognite ora all’orizzonte, dopo la ormai prossima riapertura, saranno rappresentate da un mix di elementi: la contrazione delle capacità di investimento da parte delle aziende espositrici, la propensione allo spostamento da parte delle aziende che visitano questi appuntamenti e l’andamento reale del mercato di riferimento, sia esso di beni di consumo e che di investimento. I contraccolpi prevedibili, in un clima di significativa incertezza, saranno sicuramente concentrati sulla contrazione dei volumi di fatturato del sistema fieristico nel suo complesso, con le conseguenze prevedibili in termini di contrazione degli investimenti.

FNW: Il Tarì riapre. Quali nuovi sistemi e procedure avete adottato per visitare il centro il totale sicurezza?
CF: Mi lasci dire che noi de Il Tarì, ed in primis il Presidente Giannotti, abbiamo iniziato a pensare alla riapertura in sicurezza ancor prima della reale chiusura del Centro, nel senso che ci siamo attivati non appena abbiamo compreso la gravità di quanto stava avvenendo in Cina prima e in Italia poi, al fine di prevenire il rischio che il contagio si potesse diffondere presso le nostre strutture che, per inciso, movimentano dalle tremila alle quattromila persone al giorno.
Data la nostra dimensione e le nostre caratteristiche era ed è importantissimo per noi implementare quotidianamente processi volti a massimizzare l’effettiva prevenzione, proprio per garantire alle aziende insediate e agli operatori economici che vengono a fare il loro business a Il Tarì un ambiente sicuro e protetto. Abbiamo così definito protocolli che hanno rivisitato tutte le possibili occasioni di rischio, investendo molto su competenza, dispositivi fissi e mobili, presidi, accorgimenti e percorsi. Il tutto, però, senza appesantimenti di procedure e preservando un alto livello di gradevolezza della visita presso il nostro Centro.

FNW: L’aspetto della trasformazione digitale dovrebbe diventare sempre più protagonista, tra fiere in versioni virtuali e ulteriore boom dell’e-commerce. Il Tarì ha in previsione iniziative in questo ambito?
CF: Il Tarì rappresenta un’esperienza unica nel panorama europeo. Un vero eco-sistema formato da 400 imprese che operano nell’ambito dell’intera filiera orafo-gioielliera. Ma rappresenta anche uno snodo cruciale, sia in termini produttivi che distributivi. E, quindi, proprio per l’importanza e la rilevanza strategica che ricopre sul piano locale, nazionale ed internazionale, non può non affrontare e approfondire la dimensione digitale, intesa non solo e non tanto quale canale di vendita, ma come snodo integrato di comunicazione, marketing, storytelling necessari per affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato e le esigenze dell’omnicanalità come sistema di interconnessione per il business. In questo senso, stiamo ragionando per definire la progettualità migliore che sappia coniugare la nostra storia con il futuro prossimo, tenendo al centro l’esperienza umana. 

FNW: Ci saranno novità per la scuola professionale orafa del Tarì?
CF: La nostra scuola, una delle migliori nel panorama europeo e molto apprezzata anche dalle grandi maison del gioiello (la scuola forma figure richieste da grandi nomi della gioielleria internazionale come Cartier, Bulgari o Tiffany, ndr.), che del “fatto con le mani” fanno un punto di forza delle loro collezioni, è già al massimo della sua capacità in termini di iscritti e di spazi disponibili. Prima della pandemia eravamo perfettamente coscienti che il potenziale di mercato, specie nel nord del nostro Paese, fosse alto, anche perché i produttori appartenenti ai distretti di Valenza, Vicenza e Arezzo lamentavano da tempo carenza di personale in un’ottica di ricambio generazionale. In questo senso, ad inizio d’anno avevamo prodotto uno studio di pre-fattibilità finalizzato a verificare le condizioni operative per una prossima apertura della scuola a Milano. Quanto poi è accaduto ci richiede ora naturalmente un aggiornamento dei piani.
Nel frattempo, abbiamo riaperto da quindici giorni la scuola in Campania, presso Il Tarì, dove le ragazze ed i ragazzi iscritti ai nostri corsi si sono ripresentati con molta motivazione in aula per continuare la loro formazione. E noi siamo stati felici di aver potuto garantire anche a loro una riapertura della struttura in totale sicurezza, così da poter continuare nel loro cammino verso il futuro.

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