Category: Storie di successo

Ex studenti: la storia di Maria Procino

In un’intervista alla rivista Informare Magazine l’ex allieva Tads Maria Procino racconta il suo percorso nel mondo dell’oreficeria.

L’arte orafa l’ha chiamata a sé come una vocazione e infatti, dopo il primo anno di Università in cui non si rispecchiava, Maria Procino lascia gli studi in lingue dell’Orientale di Napoli per perseguire un sogno. Ritorna sui suoi passi di bambina e ai gioielli che realizzava per gioco, sceglie ed ottiene un diploma di primo livello come artigiana orafa presso il Tarì Design School. Mossa dalla prorompente passione verso questa realtà e dalla voglia di condividerla, divulga online il non troppo riconosciuto mondo dell’artigianato come Proxy Gioielli.

Informare Magazine: Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo dell’oreficeria artigianale?

Maria Procino: Fin da bambina smontavo le collane che non usavano più le mie sorelle per ricreare nuovi gioielli. Spinta dal suggerimento di mia madre mi sono messa alla ricerca di un corso professionale scoprendo quello rilasciato dal TADS, il Tarì Design School. Per me era un mondo del tutto sconosciuto poiché l’artigianato è poco sponsorizzato, per intenderci, sono l’unica della mia classe di liceo che ha scelto una scuola professionale per diventare artigiana.

Informare Magazine: Come sono state accolte le tue prime creazioni?

Maria Procino: In generale sono ben viste, adesso la collezione Linee Spezzate rappresenta veramente Maria. Nelle precedenti collezioni c’era Maria che si ispirava a dei gioielli già esistenti. Ogni gioiello della collezione Linee Spezzate porta in sé una forma geometrica ed io sono molto innamorata della geometria perché rappresenta la perfezione. Ho fatto tanta gavetta prima di creare questa collezione che non è nata negli ultimi mesi ma cova da anni.

Informare Magazine: I tuoi gioielli raccontano Maria o le persone a cui sono destinati?

Maria Procino: Ho questa teoria: quando un gioiello è artigianale e personalizzato c’è un legame tra l’artigiano e la persona che lo richiede. In questo caso l’artigiano mette in scena l’idea del committente e il destinatario sarà l’unica persona a possedere quel gioiello. Il gioiello è il mezzo grazie a cui si crea un legame ancora più forte con l’artigiano perché quest’ultimo si rivede in quel gioiello.

Informare Magazine: Lotti per affermarti in questo campo come donna?

Maria Procino: Quando sono entrata in questo mondo mi sono scontrata con un bel muso duro perché la professione dell’orafo è ricoperta prettamente dall’uomo, però gli uomini fanno gioielli tipicamente per le donne. Io non credo che dietro un grande uomo ci sia una grande donna. Io credo che ci siano gli uomini e le donne che si danno una mano, nel mio lavoro è molto difficile.

Informare Magazine: Quanto incide l’aspetto social su Proxy Gioielli?

Maria Procino: Gestire i social è un vero e proprio lavoro, ma non è il mio. Ho un calendario editoriale personale, non seguo una strategia perché non sono laureata in comunicazione digitale o marketing ma ho fatto dei corsi. Sto mettendo in pratica quello che ho imparato perché mi rendo conto che senza il digitale, senza social è più difficile arrivare ad un potenziale cliente. Provo ad essere un’artigiana orafa ai tempi dei social.

Informare Magazine: Cosa distingue un gioiello artigianale da uno non artigianale?

Maria Procino: Innanzitutto, anche il gioiello artigianale può essere fatto in serie. In antichità gli artigiani crearono lo stampaggio, si tratta di una tecnica preistorica che consente di replicare gioielli artigianali. La differenza è che quello fatto a macchina è totalmente perfetto, non presenta sbavature, forse non possiede neppure una storia sentimentale dietro, quasi sicuramente è solo marketing.

Informare Magazine: Qual è il tuo rapporto con i gioielli?

Maria Procino: Mi sento mamma delle mie creazioni e mi prendo cura di loro. Prima non c’erano ed ora che ci sono è grazie a loro se sento di avere un senso. Essere orafa non è un semplice lavoro, è un qualcosa che viene dall’anima e infatti l’artigianato appartiene alla branca dell’arte. Equivale ad essere un piccolo artista, è un sentimento viscerale che voglio trasmettere.

Informare Magazine: Come lavori i metalli pregiati?

Maria Procino: Dipende dal gioiello che si deve andare a creare. Innanzitutto, non esistono tempistiche per l’artigiano, le tempistiche esistono in fabbrica. Le tecniche sono quelle che ci sono arrivate fino ad adesso, c’è la fusione, l’uso della pressa, si stende il tutto su un laminatoio oppure si lavora a filo dando al metallo la forma di un cilindro o un tubo quadrato pieno e non cavo. È questo il bello di essere orafo, non c’è mai lo stesso procedimento.

Informare Magazine: Un consiglio?

Maria Procino: Consiglio di avere cura dei propri gioielli perché un gioiello non dura per sempre come un diamante. Un gioiello segna un periodo della nostra vita. Quindi prendersene cura, tenerli nelle scatole ma non dimenticarli. Avere cura dei propri gioielli per me vuol dire avere cura di sé stessi.

Puoi leggere l’intervista anche sul sito Informare

Sara Greco Gioielli, viaggio sola andata per New York

La designer salentina si è formata al Tads e da un anno vive nella Grande Mela, dove ha appena presentato la nuova collezione “Terra madre”

Ha frequentato il corso di incastonatore al Tarì Design School, che trasferisce agli allievi le competenze relative al montaggio di pietre preziose su oggetti di oreficeria e gioielleria: da allora ne ha fatta molta di strada Sara Greco, trasferitasi da più di un anno a New York, dove in questi giorni ha presentato la nuova collezione “Terra Madre”.

Salentina di nascita, ha studiato all’Istituto d’Arte di Lecce con indirizzo “Arte del Metalli e dell’Oreficerie”, poi, giovanissima, ha frequentato i laboratori orafi della provincia. Nel vicentino si è formata presso l’Ente di formazione I.RI.GEM, dove ha frequentato corsi di design e modellazione della cera, taglio e analisi gemmologica delle pietre preziose ed è infine approdata nel 2007 al Tarì Design School di Marcianise. Qui ha appreso l’arte dell’incisione e dell’incastonatura di pietre, lavorando anche in vari laboratori dove ha imparato i segreti dai più eccellenti maestri dell’arte orafa napoletana.

La sua nuova collezione, come le precedenti, racconta il rapporto tra la creazione e i luoghi d’origine. Non a caso, si chiama “Terra Madre” e il protagonista è l’argento 925 cesellato, abbinato al Quarzo Ialino (anche detto Cristallo di rocca) e al quarzo Citrino. “Terra è una parola con molti significati – spiega la designer -. È la terra su cui camminiamo, su cui viviamo la nostra vita. La terra calda e rossa, dove si coltivano e crescono le piante. Terra è un paese, una città, una regione, una nazione. Terra è il territorio a cui apparteniamo, la Madre dalla quale tutti siamo nati. Essere su questa terra, significa vivere”.

Quando si è trasferita oltreoceano, è riuscita a ottenere il visto “O1 Visa: Individuals with Extraodinary Ability”, il visto di lavoro più complesso da ottenere per gli Stati Uniti. Qual è il suo rapporto con New York? “Ogni giorno ho modo di interagire con persone provenienti da tutto il mondo, ognuna di esse porta dentro di sé un po’ della propria terra – prosegue Sara Greco -: origini e tradizioni si incontrano e terra diventa concetto universale. Lavorare a New York mi ha migliorato nelle tecniche permettendomi di essere all’avanguardia, ma, se avvalermi di microscopi e attrezzature di ultima generazione mi consente di sperimentare e immaginare gioielli che guardano al futuro, niente sarebbe se dimenticassi la tradizione italiana a cui appartengo. La terra è quindi madre di ogni mia ispirazione”. Il servizio fotografico che racconta per immagini la collezione “Terra Madre” è stato realizzato da artisti salentini: gli scatti sono di Dario Patrocinio; la fashion model, Valeria Micello, e la Make-up artist Giulia Halihakaj.

Sara Greco ama la sua terra d’origine ma anche quella che l’ha accolta al di là dell’oceano. Ma cosa amano i newyorchesi dei suoi gioielli? “Ciò che cattura l’attenzione, dalle impressioni che raccolgo, è quella che chiamano la ”artistic freedom”, la libertà di spaziare nell’arte senza barriere mentali e irrigidimento – racconta –; oltre a microscopi, saldatrici laser e differenti metodi e attrezzi che non vengono usati in Italia, ho imparato a lavorare in tempi strettissimi, pur puntando alla perfezione dei dettagli. Non ci sono molti italiani nel Diamond District – prosegue Sara Greco – i colleghi e le persone che incontro in questo magico quartiere sono per lo più russi, israeliani e americani. È un mercato molto competitivo”.

A New York lavora per l’azienda P Cat Custom, che ha sede nel Diamond District e lavora per grandi brand americani. Nel novembre di un anno fa e nello scorso giugno Sara ha anche partecipato, con il proprio marchio, all’Exhibition “ARTISTS & FLEAS” a Williamsburg, Brooklyn (che raccoglie arte, fashion e design di artisti provenienti da tutto il mondo) dove i suoi gioielli sono stati definiti “una dichiarazione di impeccabile abilità nell’arte e nelle tecniche artigianali tramite la realizzazione di gioielli creati attraverso tradizioni esperte. Ogni pezzo che porta il marchio Sara Greco Gioielli è creato dall’artista, infondendolo con passione, maestria e bellezza”. Articolo redatto da PM.preziosamagazine

Dalla scuola del gioiello alla sua start up, passando per Bulgari e Cartier

Sara Amirante, 24 anni, campana di Quarto, racconta la sua esperienza formativa e professionale partita da Tarì Design School

Dalla scuola per orafi e incastonatori del Tarì (polo orafo di Marcianise in provincia di Caserta), al laboratorio di Bulgari e poi da Cartier. È la storia di Sara Amirante, di Quarto, in provincia di Napoli, 24 anni, considerata un’ alunna simbolo della scuola del gioiello casertana, selezionata tra tanti aspiranti, soprattutto per la sua forte motivazione e per le qualità professionali.

La scuola del Tarì nata nel 1991
È un’istituzione nata ancor prima del Centro orafo e da sempre considerata il suo fiore all’occhiello. Ogni anno la Tads (Tarì Design School) accoglie 80 studenti, di questi 40 seguono il corso biennale per orafi, 20 quello (sempre biennale) per orologiai e 20 il corso per incastonatori. Negli anni la scuola ha lavorato a stretto contatto con le imprese del Tarì e con molte altre anche all’esterno del polo orafo, raggiungendo un placement certificato del 95%. «Il 70% dei nostri allievi precisa il direttore Andrea Romano – trova lavoro presso grandi imprese del settore: da Bulgari a Damiani, Cartier e molti altri prestigiosi brand italiani e stranieri».

Le occasioni di Sara
«Dopo il diploma del liceo scientifico, avendo saputo di una scuola per orafi, ho deciso di partecipare alla selezione. Si trattava di investire su una mia vecchia passione, quella della creazione del gioiello, fino ad allora relegata nell’ambito degli hobbies – racconta la giovane di Quarto -. Sono stata ammessa e ho frequentato due corsi: quello per orafo e quello per incastonatore. Entrambi mi hanno entusiasmata e arricchita. Avevamo la possibilità di seguire lezioni teoriche e pratiche, quasi sempre impartite da operatori del settore. Insomma, i nostri insegnanti erano i migliori artigiani, che senza reticenza ci mettevano al corrente di tutti i segreti del mestiere. Ho vissuto in un ambiente creativo e allo stesso tempo molto tecnico. Abbiamo imparato a usare gli antichi attrezzi del mestiere per le lavorazioni manuali e anche le più avanzate tecnologie». La scuola è dotata infatti di stampanti 3D e di attrezzi per la saldatura laser con ossigeno.

L’assunzione a Valenza
Finita la scuola Sara partecipa a una selezione per l’ammissione alla Jewellery Academy di Bulgari a Valenza . E anche questa volta viene ammessa. «È cominciato un altro percorso di formazione – racconta Sara – di tre mesi poi rinnovato per altrettanti. E alla fine è arrivata l’assunzione con il ruolo di incastonatrice. E nel ritrovarmi con i migliori gioielli e le piu preziose gemme tra le mani ho provato davvero una grande emozione».

Cambio per Cartier
L’esperienza della giovane napoletana è importante, l’ambiente di lavoro è interessante. Ma, per la ragazza che ha talento e anche una buona formazione, si presenta anche una seconda occasione: lavorare per Cartier, questa volta a Milano. «Sono stata assunta per fare il lavoro di orafo – racconta – anche questa volta ho vissuto una esperienza indimenticabile».

La sfida della nuova impresa
Sara resta in Cartier per un anno circa, ma poi rispolvera il sogno di creare una propria linea di gioielli e far nascere una piccola impresa. Lascia la griffe francese e torna a Quarto. Disegna, progetta, con la sorella laureata in giurisprudenza, fa un business plan e presenta domanda di finanziamento a Invitalia in base alla legge del 2017 denominata “Resto al Sud”. «La mia prima linea di gioielli è pronta – conclude – ho investito quanto avevo guadagnato – ora aspetto la risposta di Invitalia. Per il momento il mio laboratorio è in un locale di proprietà di mio padre vicino casa. Sono ottimista. L’ho imparato nella lunga esperienza formativa vissuta partendo proprio da Marcianise». (Intervista redatta da “Il sole 24 ore”).

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